Il premio ARIE "Mare Nostrum" è andato al maestro d'ascia Nino Dessi di S. Antioco, mentre un riconoscimento della Guardia di Finanza di Olbia intervenuta a rappresentare la Sezione Vela delle Fiamme Gialle, che da tempo collabora con ARIE, è stato conferito all'equipaggio studentesco della lancetta Nuccio della LNO.

Primi di classe, tra i gozzi, il maestro d'ascia Angiulin, tra i gozzetti Liberata, tra le lance Alghero, tra i velieri Macchiavelli. La manifestazione, alla sua prima edizione, ha visto la partecipazione di 22 scafi e ha sancito ancora una volta il grande legame tra ARIE e Aivel nella celebrazione delle tradizioni e della marineria storica.

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Aria, dopo alcuni anni di attività velica in Francia, è tornata sui campi di regata italiani proprio nel decennale della sua rinascita. Alla manifestazione Grandi Vele, dedicata alle barche d'epoca, che si è svolta a Gaeta dal 4 al 6 luglio, Aria è stata protagonista e, per festeggiare la ricorrenza della sua rinascita, iniziata nel 1998 quando l'8m SI fu portato dalla sua stessa armatrice in continente per il suo restauro filologico, si è presentata sulla linea di partenza con un equipaggio d'eccezione composto in gran parte da atleti della Sezione Vela Fiamme Gialle capitanati dal Comandante della Sezione Vela Fiamme Gialle, Ten. Enzo Di Capua. Al timone di Aria Michele Regolo, vincitore della Giraglia 2008 e atleta delle Classi olimpiche (Cl. Laser) della Guardia di Finanza, alla randa Enzo di Capua, fresco di vittoria del Campionato del Mondo J24, in pozzetto il triestino Alberto Leghissa, che più volte ha portato Aria sul podio, e l'armatrice Serena Galvani.

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Quando una barca e un uomo si incontrano è quasi sempre un segno del Destino. Così è avvenuto dieci anni fa quando mi sono imbattuta in quella splendida, anziana, signora esangue in cima a quell'assolata collina di quell'indimenticabile isola mediterranea. Aria, ormai lontana - com'è noto - dagli antichi podi e dai fasti della sua bella vita degli Anni Trenta, lontana ormai anche dal mare, costretta sul suo invaso, cercava qualcuno che la amasse.

Esattamente come me che a quell'epoca avevo perduto in pochi anni e in modo drammatico le tre persone più importanti della mia storia, tra cui mio padre, che aveva abbandonato questo mondo per sua volontà. L'amore tra me e quel legno, stravolto ormai dal tempo e dai devastanti rimaneggiamenti, scoppiò improvviso ed ebbi la certezza del passo che dovevo compiere quando lessi sulla sua randa il suo numero velico, "8.I 17". Mio padre era nato il giorno "8" e mi aveva lasciato di "17"...

Questa è la vera storia, che non tutti conoscono, del mio incontro con Aria e della nostra reciproca passione. Essa è stata molto di più di un 'colpo di fulmine' tra un umano e un legno, essa è stata l'abbraccio di due vite, entrambe sofferenti, entrambe da ricostruire. Restituire Aria al mare e al vento e alla vittoria è stato "altro" di un restauro filologico, di un'impresa sportiva, di un lavoro, perchè questo vero e proprio atto d'amore mi ha permesso di risentire l'emozione di avere ancora accanto mio padre.

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