Il Leone di Caprera "IERI"

opo la storica traversata il Leone di Caprera, dopo essere stato esposto nel laghetto della Villa Reale di Monza (MI), all'Arsenale di Venezia e all'Expo di Milano, divenne proprietà del Comune di Milano, Museo del Risorgimento , e nel 1953 fu temporaneamente allocata al Museo della Scienza e della Tecnologia della città lombarda. Riscattata nel 1995 in comodato d'uso dal Comune di Camerota in nome del compianto Pietro Troccoli con la volontà di un restauro, giacque per anni nella grotta di Lentiscelle a Marina di Camerota, finchè il Ministero dell'Ambiente ne finanziò il restauro, affidato ad ARIE.

Pur in avanzato stato di decadimento, il Leone ha fatto per anni bella mostra di sè affascinando centinaia di turisti che ogni estate gli facevano visita riportando a galla la sua memoria ben poco conosciuta. Dalla valutazione dei nostri tecnic,i che in più momenti hanno attentamente analizzato la storica imbarcazione, è emerso uno stato generale di conservazione appena sufficiente al recupero della nave.
Le nostre analisi, confortate da ampia relazione dell'Istituto Centrale per il Restauro di Roma, hanno rilevato che le parti gravemente compromesse erano tutta la coperta, tutta l'imbagliatura del ponte e relativi supporti, tutta la murata di dritta per il fasciame dell'opera morta, e per i foderamenti interni, compreso il contenimento delle camere d'aria.


Nel periodo milanese, quando il Leone di Caprera fu conservato all'aperto, nel cortile del Museo della Scienza e della Tecnica, coperto da un telo di plastica appoggiato sulla coperta, la posizione dello scafo doveva essere inclinata di almeno 20° sul lato di dritta. In questa posizione l'acqua piovana, e probabilmente la condensa prodotta per evaporazione sotto il telone di plastica durante le ore calde del giorno in un clima notoriamente ricco di umidità, hanno fatto degradare rapidamente il ponte di coperta, che evidenzia i danni maggiori appunto sul lato di dritta.

Conseguentemente, si sono verificate abbondanti infiltrazioni d'acqua all'interno, con ristagno dovuto all'inclinazione nella zona di mura dritta. Infatti, trattenuta a bordo dalle fasce di rame dell'opera viva che ne hanno rallentato la fuoriuscita, l'azione dell'acqua stagnante, ha pesantemente danneggiato tutto il lato destro nave.

Salve, perché costruite con legno diverso di struttura più densa, le ordinate e la chiglia. Imputabile quindi alle stesse infiltrazioni il cedimento del fasciame dell'opera viva, con conseguente perdita delle linee per sfondamento in appoggio sulla sella all'altezza dell'albero di prua a dritta che, infatti, corrisponde alla zona più danneggiata della coperta e delle strutture interne. Le fenditure longitudinali osservabili nelle parte centrale dei due alberi, ricavati da tronchi unici sono dovute alla perdita di umidità (normalmente intorno al 12% in zone temperate) e al fatto che sono stati mantenuti per lungo tempo in ambiente secco.

Questo ha causato per la perdita di elasticità il cedimento delle fibre sottoposte a ritiro dimensionale in senso radiale (perpendicolare all'asse di crescita dell'albero) che ha determinato nel tronco una spaccatura di tipo assiale (parallela all'asse di crescita dell'albero).
La grotta preistorica che lo ha ospitato fino al 2007, fredda, molto umida e con continue infiltrazioni d'acqua dalle pareti rocciose, se non ha influito in modo deleterio sul legname, essendo però esposta costantemente all'aereosol marino, ha contribuito massimamente alla corrosione delle splendide finiture metalliche della barca.

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