Il restauro del Leone di Caprera

Considerata l'importanza storico culturale del bene in questione e non ultima la volontà dello stesso Comandante Fondacaro di donarlo ad un museo, si è scelto di procedere attraverso un restauro di tipo conservativo-museale.

Questo tipo di restauro si propone di mantenere la più alta percentuale possibile di materiali originali escludendo quindi gli interventi strutturali necessari ad una messa a mare del battello.

La nave è stata contenuta in apposito invaso per consentire le lavorazioni senza rischio di danneggiamenti alle strutture o alle linee di costruzione. I materiali sono stati recuperati ove possibile, lavati con appositi detergenti e mai abrasi. I chiodi, i bulloni, e gli altri sistemi di fissaggio, al pari degli accessori, sono stati, dove possibile, recuperati, ripuliti e riutilizzati, altrimenti sostituiti con altri conformi agli originali per forma, materiale di costruzione, e colore.

Gli accessori e le finiture sono state pulite e riposizionate al loro posto, senza provvedere a riparazioni o altro, tranne che in casi specifici eventualmente concordati di volta in volta con la proprietà.

Non sono state eseguite verniciature interne o esterne, ma solo trattamenti con olio di lino cotto per ammorbidire, ravvivare e proteggere e, dove necessario, disinfettanti per prevenire o eliminare aggressioni di organismi xilofagi. Il materiale usato per la ricostruzione, è stato, per quanto possibile, dello stesso tipo di quello originale, ma evidenziato.

IL "LEONE" TORNERA' PRESTISSIMO A RUGGIRE

Il Leone di Caprera, con la sua storia passata di ombre e luci, dopo aver compiuto nel 1880 un'impresa così straordinaria, dopo molte peripezie tutte 'italiane' di vita e di abbandono e dopo aver superato difficili e lunghe fasi burocratiche, il 23 marzo 2007 ha lasciato definitivamente la grotta di Lentiscelle (Marina di Camerota) alla volta di Livorno per iniziare il suo restauro museale che rinverdisce una parte importante della storia della nostra Marineria, una pagina di storia patria, celebra l'epopea del Risorgimento italiano, il mito dell' E roe dei due Mondi e ricorda la storia dell'emigrazione di tanti connazionali in Sudamerica. Il 21 mattina sono stati proprio Orlandino Troccoli (erede di uno dei tre eroi) e la presidente di ARIE, Serena Galvani, unici detentori della chiave di accesso alla grotta, ad aprire per l'ultima volta quella porta di legno per consentire ai tecnici di ARIE, alla Guardia di Finanza e agli operatori del Cantiere 'Old Fashioned Boats' di Francesco Crabuzza di Livorno -cantiere prescelto da ARIE per il mitico restauro- di 'ingabbiare', caricare e assicurare lo storico cimelio sul Camion della Guardia di Finanza che con tanto di scorte ha trasportato il 'nostro' Leone, la cui proprietà -lo ricordiamo- è del Comune di Milano Civiche Raccolte Storiche Museo del Risorgimento , nella città toscana. Gli interventi di restauro del Bene sono stati seguiti da un apposito Comitato Tecnico-scientifico presieduto da Stefano Faggioni dello Studio Faggioni Yacht Design di La Spezia e sono durati all'incirca 24 mesi.

Il progetto di restauro museale, concepito e promosso da ARIE , che per dieci lunghi anni si è battuta per salvare la storica ' baleniera' , si è realizzato, per intervento del Comune di Camerota , grazie ai fondi messi a disposizione dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare , e grazie alla collaborazione e alla sensibilità della Guardia di Finanza - Comando Generale, Centro Navale di Formia, Sezione Vela Fiamme Gialle , che si è resa disponibile con uomini, mezzi e scorte.

"Il progetto - ha dichiarato Serena Galvani, presidente di ARIE - intende recuperare una memoria storica poco conosciuta, che rischiava di perdersi definitivamente. L'inizio dei lavori di restauro è solo il primo passo per il recupero di una barca che ha contribuito all'orgoglio della storia della Marineria italiana. Toccherà ad ARIE, e lo dico con una certa emozione e con grande senso dell'onore, riportare in vita il Leone di Caprera, celebrarlo, raccontare la sua storia, onorarne il ricordo. Più di dieci anni, infatti, sono passati, da quando ho visitato per la prima volta il 'Leone' e da quando Orlandino Troccoli, erede di Pietro, mi ha raccontato con grande lucidità, commozione e devozione la storia di questa barca che, custode fedele, ha vegliato per anni in quella grotta con l'amore di un pater familiae, conscio che tra quei legni è conservata la parte più rilevante delle sue radici e una parte delle nostre. Cucendo ogni giorno una tela, attraverso la tortuosa strada della burocrazia, siamo finalmente approdati alla totalità delle firme per il recupero del Bene, proprio - e forse non a caso - negli anni compresi tra i festeggiamenti del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi e l'Unità d'Italia .

Insieme ad Enti e Autorità, ai nostri lettori, ai nostri sostenitori, ma anche ai nostri amici abbiamo in questi anni ripercorso le tappe della vita del Leone di Caprera e siamo pronti alla sua rinascita, grati ai nostrii eroi per la straordinaria eredità morale che ci hanno lasciato e per averci scelto ed eletto a ruolo di 'tramiti' e 'divulgatori' della loro nobile e valorosa fatica. D'altronde, come loro, amiamo le sfide e cerchiamo di trasformare i sogni in realtà".


Secondo ARIE il modo migliore per raccontare e valorizzare il recupero di un bene culturale, che appartiene a tutti gli effetti a quel patrimonio collettivo per la cui salvaguardia ci battiamo da anni, è di poterne dare accesso a tutti. Coloro pertanto che fossero interessati a visitare il cimelio e a vedere alcune fasi del suo recupero, possono prendere contatto con l'Ufficio Stampa di ARIE, Dott. Alessandro Bagno (339.5089835) o con la Dott.ssa Serena Galvani, Presidente di ARIE (335.383288), tenendo presente che il Cantiere 'Old Fashioned Boats' sarà aperto, previo appuntamento, ogni secondo lunedì del mese e ogni sabato dalle 9,00 alle 12,00. Vi aspettiamo dunque a Livorno per seguire insieme questo appassionante restauro e approfondire, in modo appropriato, una materia a noi tanto cara: la storia della nostra Marineria!

Ringraziamenti e contributi speciali Oltre agli Enti e ai Comuni coinvolti già citati è doveroso sottolineare l'attenzione prestata dall'Istituto Centrale per il Restauro di Roma nell'approvazione del progetto di restauro presentato da ARIE, quella dello Studio Pera di Roma per la consulenza amministrativa e contrattuale e Christian e Gianni Paulucci di Lamas Divisione Nautica per le agevolazioni assicurative dedicate. Un ringraziamento particolare alla Guardia di Finanza, il cui Comando Generale ha concesso concesso per questo prestigioso trasporto l'utilizzo dei mezzi del Centro Navale di Formia idonei e delle scorte, a sottolineare la testimonianza della sensibilità del Corpo per gli interventi e la collaborazione nel settore storico e velico. Non nuovo il contributo degli uomini delle Fiamme Gialle alla memoria storica del Leone di Caprera: il 2 maggio 2004 Pino Veneroso, maresciallo del Contingente di Mare in pensione della Guardia di Finanza nonché valente uomo di Mare, ha compiuto insieme a due compagni la medesima traversata del Leone a bordo di Jutta, imbarcazione di 9 metri classe 'Show 29', giungendo il 5 agosto 2004 all'Isola della Maddalena dove ha consegnato al presidente del Museo di Garibaldi la copia della 'sciabola d'oro', simbolo dell'omaggio promesso nel 1880 ai tre eroi in partenza dalla comunità degli italiani a Montevideo, e mai consegnata vista la mancanza di fiducia di questi ultimi nel successo di un'impresa così ardua da parte del Leone.

Brevi cenni storici Il Leone di Caprera, il cui nome è una dedica all'eroe dei due Mondi, è un 'piccolo guscio di noce' protagonista di una straordinaria traversata dell'Oceano Atlantico compiuta da tre coraggiosi e determinati marinai italiani. Il capo della spedizione Vincenzo Fondacaro di Bagnara Calabra (Reggio Calabria), e i suoi due compagni Orlando Grassoni di Ancona e il cilentano Pietro Troccoli di Marina di Camerota (Salerno), partono infatti il 3 ottobre 1880 da Montevideo (Uruguay) alla volta dell'Europa, che raggiungono dopo varie peripezie il 9 gennaio 1881 entrando a Las Palmas (Isole Canarie). Il Leone di Caprera arriva in Italia solo nel giugno del 1881, quando una nave lo trasporta nel porto di Livorno. L'imbarcazione è quindi esposta nel laghetto della Villa Reale di Monza e successivamente all'Arsenale di Venezia. Dal 1932 entra a far parte del Civico Museo Navale Didattico di Milano. Nel 1953 il Leone di Caprera è trasferito al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, dove rimane fino all'agosto del 1995, quando viene trasferito a Marina di Camerota. Da allora l'imbarcazione è ricoverata ed esposta al pubblico presso la grotta di Lentiscelle.

Scheda tecnica

Nome: Leone di Caprera

Luogo e data di costruzione: Maestro d'ascia: Luigi Briasco di Montevideo (Uruguay), 1879

Varo: Montevideo (Uruguay), marzo 1880

Tipo: Imbarcazione da diporto tipo baleniera, armata a goletta portoghese

Caratteristiche: Costruzione in legno a fasciame longitudinale di algarrobo, con fasciame interno parziale. Strutture in massello di algarrobo, con chiodagione interamente in rame. Ponte di coperta in filarotti di noce, pino bianco e cannella. All'interno si nota la presenza di due cilindri di rame sigillati, aventi funzione di "riserva di spinta" (per aiutare il galleggiamento in caso di infiltrazioni d'acqua per cedimento del fasciame). Dimensioni: lunghezza 9 metri, larghezza 2,30 metri, puntale 110 centimetri circa, altezza di costruzione a prua 160 centimetri circa.

Proprietà: Comune di Milano, Civiche Raccolte Storiche - Museo del Risorgimento

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