Imperia Sailing Week, Aria torna a solcare il mare: la storia dell’8 Metri che entrò negli annali della Coppa America

Una barca ritrovata dopo vent'anni su un campo, riportata in mare, restaurata nel rispetto del progetto originale e poi protagonista di una regata entrata nella storia della Coppa America. È la storia di Aria, l'8 Metri Stazza Internazionale dell'armatrice Serena Galvani, oggi a Imperia per l'Imperia Sailing Week 2026, l'edizione che celebra i quarant'anni delle Vele d'Epoca e ospita il Campionato mondiale della Classe 12 Metri Stazza Internazionale.

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Aria è arrivata a Imperia portandosi dietro una storia lunga quasi un secolo. "Cercavo una barca d'epoca e nel 1998 ho trovato Aria a Favignana. Era lì da vent'anni, su un campo. Guardava con la prua il mare, ma non poteva più toccarlo. La barca era stata modificata pesantemente. Resinata e trasformata in un'imbarcazione da crociera, aveva perso le caratteristiche del progetto originale. Nella mia follia decisi di acquistarla. Riuscii a riportarla in mare".

Il numero 8 e il numero 17

Aria è un 8 Metri Stazza Internazionale, lunga 14 metri, progettata nel 1934 e varata nel 1935 nel Cantiere Costaguta di Genova Voltri, su progetto di Attilio Costaguta. Il numero di classe è l'8, mentre il numero velico è il 17: la diciassettesima imbarcazione di questo tipo costruita in Italia. "Mio padre era nato l'8 dicembre ed è morto il 17 luglio, pochi anni prima. Per me questa è stata la mia zattera di salvezza, riportarla in vita è stato un po' come riportare in vita lui e il rapporto mio e suo".

Da quel momento comincia la seconda vita di Aria. Arrivano le regate e le vittorie, ma anche un'attività legata all'inclusione. "Ho fatto tanta inclusione con la sezione vela delle Fiamme Gialle, portando a bordo persone con grosse problematiche. Il mare, il vento e l'essere insieme in un equipaggio aiutano moltissimo".

"Una barca è un bene culturale"

"Aria è restaurata filologicamente e deve essere trattata in un certo modo. Non può stare in porti dove si possono correre dei rischi e anche quando si fanno le regate deve essere rispettata nella verità dell'oggetto che è". Poi una precisazione: "Non la definisco un oggetto, perché ogni barca ha un'anima".

"È un bene culturale, questo rispetto va insegnato a tutti, promosso e insegnato anche ai giovani. Se non conosciamo il nostro passato, non possiamo neanche andare nel futuro".

La regata all'Isola di Wight

La storia sportiva di Aria ha uno dei suoi capitoli più importanti nel 2001, con l'America's Cup Jubilee all'Isola di Wight. "Ho guardato il mio equipaggio e ho detto: ragazzi, cosa facciamo? È una regata che si svolge una volta ogni 150 anni. O andiamo oggi o non andiamo più".

A bordo c'è anche Mauro Pelaschier (colui che nel 1983 portò l’Italia per la prima volta dentro il grande racconto della Coppa America) al timone di Aria. L'equipaggio decide di partire. "È stata la regata più bella e più entusiasmante della mia vita".

Una competizione tutt'altro che semplice. La partenza è alle 4 del mattino, il percorso porta la flotta davanti ai Needles, dove la corrente contraria può raggiungere i nove nodi. Con una barca d'epoca che procede a sette nodi e mezzo, otto, se trovi nove nodi di corrente torni indietro. Bisogna quindi cercare la corrente, rallentare e sfruttare anche l'ancora. Durante la regata si rompe inoltre lo spinnaker. Aria però arriva al traguardo davanti a tutti.

"Nonostante le difficoltà siamo arrivati primi in tempo reale e abbiamo meritato di essere negli annali della Coppa America". Sono passati 25 anni da quella sfida ed è anche per questo che la presenza di Aria all'Imperia Sailing Week 2026 assume un significato particolare.

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